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# Riflessioni sulla summer school Life After Growth
- URL: https://postcrescita.it/riflessioni-sulla-summer-school-life-after-growth/
- Published: 2025-10-11T15:41:30.000Z
- Updated: 2025-10-18T16:55:14.000Z
- Author: Lisa Di Giulio
- Tags: News, #Import 2026-09-26 06:35

*Può esistere la vita dopo la crescita? Che ruolo hanno i commons nel definire le nostre vicende collettive in armonia con la condizione umana e planetaria? Si può riscoprire l’utopia in tempi di crisi e smarrimento?* Queste sono alcune delle domande su cui ho riflettuto durante la [summer school *Life After Growth*](https://www.postgrowth.life/summer-school/?ref=postcrescita.it) a cui ho partecipato dal 21 al 24 settembre. La summer school è co-organizzata dal [P2P Lab](https://p2plab.org/?ref=postcrescita.it) della Tallinn University of Technology, dal [Post-Growth Innovation Lab](https://postgrowth-lab.uvigo.es/?ref=postcrescita.it) dell’Università di Vigo, dal Dipartimento di Politiche Sociali della Democritus University of Thrace e dall’Università del Queensland.

La scuola si è svolta a Kalentzi (Grecia), luogo estremamente interessante per il suo ecosistema cooperativo in crescita, che comprende iniziative come [Tzoumakers](https://www.tzoumakers.gr/english/?ref=postcrescita.it), un makerspace rurale; [Nea Guinea](https://neaguinea.org/en/?ref=postcrescita.it) (Scuola della Terra), dedicata a stili di vita sostenibili; [High Mountains](https://thehighmountains.org/en/?ref=postcrescita.it), una cooperativa agricola sociale; [Boulouki](https://www.boulouki.org/about?ref=postcrescita.it), un collettivo di costruttori vernacolari impegnato nella salvaguardia delle tecniche tradizionali di costruzione; e [Habibi.Works](https://habibi.works/?ref=postcrescita.it), un makerspace interculturale ed educativo a sostegno di rifugiati. Conoscere questa rete di collettivi che operano sul territorio è stato fondamentale per concretizzare e sperimentare i contenuti teorici della scuola. Le partecipanti erano un mix di accademiche in diverse fasi della loro vita, attiviste, militanti e persone coinvolte in diversi ambiti della post-crescita in diversi luoghi del mondo. Questa diversità ha apportato una ricchezza di prospettive unica e necessaria per disimparare e co-imparare.

Il primo giorno è cominciato proprio con un esercizio per situarci nel tempo e nello spazio che abbiamo abitato per un breve periodo, riflettendo sulla nostra posizionalità e sulle nostre aspettative. Dopo aver riflettuto sulla policrisi in cui ci troviamo e di come essa è spesso presentata nei discorsi pubblici come una normale progressione del corso delle cose, abbiamo proceduto a parlare della privatizzazione dell’utopia, dell’utopia come metodo e dell’utopia come contratto sociale. Molte contro-pratiche sono in modo implicito o esplicito motivate dall’utopia. L’utopia, quindi, non è un luogo perfetto senza conflitti, ma un processo che apre al possibile, sfidando lo status quo e interrogando il significato stesso dell’esistenza. Ciò che alimenta l’utopia non è tanto la filosofia quanto l’esperienza del possibile: se la società appare paralizzata e senza alternative, l’utopia si spegne (Jameson, 2007).

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"Qual è il mio contesto? Che cosa faccio?" domande per situarci come gruppo

Nei giorni successivi abbiamo conosciuto le iniziative presenti sul territorio, come *Tzoumakers*, un makerspace in cui la comunità progetta e realizza in modo cooperativo strumenti per la produzione agricola su piccola scala. Molte iniziative mirano a ripopolare aree rurali mantenendo un equilibrio con il sistema socio-ecologico locale. Queste pratiche rendono visibile ciò che Gibson-Graham (2006) definisce una “politica della possibilità”. La prima consapevolezza di una politica della possibilità è che il mondo non è governato da qualche forza astratta, sovrana e totalizzante, ma è sempre in trasformazione e può essere modificato dalle decisioni delle persone come soggetti privati e collettivi. La specificità del luogo e delle attività pratiche e teoriche faceva riflettere sul cosmolocalismo e sulla necessità di abitare i luoghi e le teorie. Momenti di convivialità e discoperta reciproca, riflessioni su concetti teorici e attività nella natura si sono fuse in modo organico, portandoci a danzare musica greca sotto le stelle.

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Attività di elaborazione di **zines* per elaborare le esperienze della giornata

Attraverso una serie di incontri transdisciplinari, abbiamo cercato di ridefinire il modo in cui attribuiamo valore, ci prendiamo cura e nutriamo le relazioni sociali attraverso i commons, tra cui: la produzione di beni e la risposta ai bisogni sociali; l’organizzazione e il coordinamento di conoscenze, tecnologie, competenze e capacità; la riproduzione delle nostre vite e della natura; e il rapporto con le nostre emozioni, il corpo, il tempo, l’impegno e l’affettività. I commons hanno offerto un quadro trasversale capace di intrecciare prospettive diverse provenienti dalla teoria e dalla pratica. 

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Un esercizio di teatro per elaborare i concetti teorici discussi durante la lezione

Questa esperienza mi ha ricordato che, tra le crepe del presente, ci sono umani e non umani che stanno già costruendo piccole utopie, mostrando che oltre a guardare avanti possiamo anche guardarci intorno, riconoscendo gli ecosistemi che germogliano qui e ora. Del resto, anche se una società completamente alternativa può sembrare difficile da immaginare, come osserva Schmid (2019): “*è chiaramente un’illusione pensare che la società possa continuare lungo la stessa traiettoria*”.

**Fonti citate**

Gibson-Graham, J. K. (2006). *A postcapitalist politics*. U of Minnesota Press.

Jameson, F. (2007). *Archaeologies of the future: The desire called utopia and other science fictions*. Verso Books.

Schmid, B. (2019). Degrowth and postcapitalism: Transformative geographies beyond accumulation and growth. *Geography Compass*, *13*(11), e12470.

Per avere più informazioni sulla summer school Life After Growth: [https://www.postgrowth.life/summer-school/](https://www.postgrowth.life/summer-school/?ref=postcrescita.it)